Calabria: zona rossa non per Covid ma per la sanità

È l’unica regione meridionale, la Calabria, ad essere considerata, con il nuovo Dpcm, “zona rossa”. Ma come? Da settimane non si fa altro che parlare della Campania e, al massimo della Puglia e della Sicilia. Come è possibile che a finire in zona rossa, con un colpo di scena, ci sia proprio la Calabria insieme, ad esempio, alla Lombardia dove il virus, rispetto alla popolazione, sta dilagando? Presto detto. In questi ultimi giorni si sta discutendo, tra l’altro, del nuovo “Decreto Calabria”, ovvero di una proroga al commissariamento della Sanità regionale per ulteriori 3 anni. Sanità commissariata e anni di depotenziamento: Già, la Sanità in Calabria è commissariata da oltre un decennio e negli anni tutto questo ha comportato chiusure di ex Asl (compresa quella di Lamezia) oltre alla chiusura di diversi ospedali e di molti reparti strategici nei vari territori della regione (compresi alcuni reparti all’ospedale di Lamezia). Una logica di “risparmio”, “potenziamento” e maggiore “efficienza” che non ha fatto altro che depauperare di servizi di base ed essenziali i singoli territori potenziando i grandi ospedali di Catanzaro, Cosenza e Reggio. Ma l’emergenza sanitaria, con implacabile “legge del contrappasso”, non perdona tali scelte scellerate ed indiscriminate perpetrate negli anni nella sanità calabrese. La Pandemia sta rivelando come i ridimensionamenti ed i depotenziamenti territoriali comportino uno stato di emergenza che altrimenti, allo stato dei numeri di diffusione del virus attuali in regione, non sussisterebbero. Impareremo qualcosa da tutto ciò? Ai posteri. Nel frattempo l’epidemia non perdona. Il Coronavirus ha fatto emergere tutte le fragilità della “malagestione” della Sanità calabrese perpetrata a tutti i livelli in questi anni, con tagli indiscriminati che si stanno rivelando fatali per il territorio regionale. Il Covid e il depauperamento della Sanità a Lamezia e le domande in attesa di risposta: Emblematico l’esempio di Lamezia ed il ritardo nel processare i tamponi. Hanno avuto molti mesi di tempo per organizzarsi. Tante le domande. Dove sono i reagenti? Dove i tamponi di massa? E l’acquisto di ulteriori macchine per poterne processare ulteriormente? D’altronde siamo in emergenza, e nei giorni scorsi il ministro Boccia aveva incitato chiaramente le Regioni a dire “cosa vi serve? Cosa vi manca?”. Sono state chieste ulteriori macchine per processare i tamponi? Ulteriori scorte di reagenti ( se non siamo ormai troppo in ritardo visto che il Veneto ed altre regioni ci hanno pensato già da mesi ad implementare le scorte), abbiamo chiesto ed assunto nuovi medici ed infermieri in numero sufficiente per gestire l’emergenza e rimodulare, passata la fase pandemica, una sanità regionale più efficiente con uomini e mezzi all’avanguardia? Anche qui sembra, al momento, non ci siano risposte immediate e concrete. Lamezia ne è purtroppo un esempio. La lentezza delle comunicazioni sui tamponi, un reparto di microbiologia che, purtroppo, lavora a scartamento ridotto. Un reparto di malattie infettive negli anni depotenziato. Così come il reparto di anestesia e rianimazione dove al momento, non entrano malati Covid…Robe dell’altro mondo se non fosse realtà. Lamezia con un bacino di utenza di 150.000 abitanti (città e comprensorio) deve dipendere in tutto e per tutto dal Pugliese-Ciaccio e dal Mater Domini.Tutto questo “in tempi di pace”… ma “in tempi di guerra” tale situazione fa emergere drammaticamente quanto la scelta di depotenziare la sanità lametina e di altri territori in Calabria siano state scelte scellerate. Ed il Coronavirus, con la sua pervasività ha fatto emergere come la politica del risparmio non abbia certo aiutato un sistema già malato. Ed i “Covid Hotel”?: La Calabria è una delle poche, se non l’unica forse a non avere già dei “Covid Hotel”. Con oltre 1000 asintomatici solo in provincia di Cosenza si ripresenta il problema, attualmente non risolto, proprio dei Covid Hotel, ovvero quelle strutture dove far trascorrere la convalescenza o la quarantena a soggetti asintomatici, pauci-sintomatici o che non necessitano di ricovero ma che non godono, ad esempio, di un doppio servizio nelle proprie abitazioni e, quindi, possono facilmente infettare i familiari allungando così la schiera dei malati ed i tempi di risoluzione dell’emergenza. Nei giorni scorsi a Catanzaro, il consigliere comunale Riccio e il presidente del consiglio Polimeni, avevano chiesto ragguagli su che fine avessero fatto i 600 posti banditi dalla Regione Calabria lo scorso agosto e che erano rivolti a strutture ricettive che potessero ospitare i malati Covid, tra cui asintomatici, paucisintomatici ed ex ospedalizzati. I numeri attuali dicono che ci vorrebbero, attualmente, una programmazione con almeno 2000 posti in “Covid Hotel” ma sembra che, con ulteriore manifestazione d’interesse, datata 18 settembre 2020, siano stati “trovati” dalla regione 200 posti e si sia rilanciata una nuova manifestazione d’interesse per i restanti 400 posti “andati deserti”. Ma, al momento, non si sa come sia andata. Organizzare ora il post lockdown per non ricascarci più: Insomma, quando non ci sarà più la “zona rossa”, quando poi cadrà per noi anche la zona “arancione” rimarranno problemi endemici nella sanità, nei trasporti e, di conseguenza, nella scuola che se non verranno risolti ora, e non domani, comporteranno ulteriori nuove chiusure dopo l’ennesima riapertura. Tracciamento (si, Immuni poteva aiutare se fosse stata capita), potenziamento delle Usca, incremento di tamponi, scorte di reagenti e ulteriori macchinari per processare tamponi, incremento del personale, potenziamento dei reparti negli ospedali per anni depauperati, Covid Hotel, maggiore raccordo a livello dei singoli comuni per il controllo del rispetto delle regole, soprattutto alle fermatevdegli autobus e nei punti di aggregazione, celerità nel prendere decisioni (anche a costo di far perdere ai sindaci consenso elettorale), Si dice che “errare è umano” ma il perseverare (negli errori) soprattutto con il Covid 19, può risultare estremamente diabolico.

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