Catanzaro: fitti prorogati senza contratto, immobili utilizzati per servizi aziendali

Non lasciano spazio ad interpretazioni le parole utilizzate dalla commissione straordinaria alla guida dell’Asp di Catanzaro quando afferma che i contratti di fitto di immobili privati finiti sotto esame «presentano tutti rilevanti criticità ed evidenti profili di illegittimità, per i quali è necessario procedere alla risoluzione», individuando poi quale alternativa l’utilizzo di immobili di proprietà pubblica. E quando si parla di «criticità» e «illegittimità» non si sta parlando di mere “sviste” ma di vere e proprie carenze a livello contrattuale e documentale, tali da far chiedere come sia stato possibile che un’Azienda pubblica sia andata avanti in queste condizioni per decenni. Tanto che il funzionario che si è occupato di stilare la relazione finale, l’ingegner Antonella Sette, mette nero su bianco che «l’inerzia dell’ente ha favorito modalità del tutto irrituali per l’individuazione dei vari edifici o unità immobiliari di cui avvalersi per lo svolgimento di precipui compiti d’istituto». Ed evidenzia alla commissione guidata dal prefetto a riposo Luisa Latella, come le informazioni avute, in riscontro a una nota del 31 marzo scorso, dal direttore della Gestione del patrimonio «siano fortemente lacunose e non consentono di avere piena conoscenza delle effettive condizioni in cui si trovano i vari edifici». Un aspetto che il funzionario bolla come «critico sotto il profilo della responsabilità gestionale», in considerazione del fatto che «negli anni l’Azienda non ha mai provveduto ad una ricognizione effettiva del patrimonio immobiliare».
In sostanza si descrive un “andazzo”, al punto che «sembra emergere una notevole discrezionalità (nella scelta degli immobili per le attività, ndr) da parte dei vari rappresentanti che negli anni hanno governato le Aziende sanitarie».