Cosenza il virus frena: meno ricoveri in ospedale

Il virus arretra, la curva piega lentamente e il Cosentino rifiata dopo quattro mesi di spaventoso delirio con corsie di ospedali sotto pressione e obitori ovunque pieni. La morte è arrivata anche nei piccoli paesi dove il covid non era mai stato prima. I grafici di queste ultime settimane sembrano rischiarare il binario unico sul quale procede stancamente l’epidemia in questa terra che sembra un versante spruzzato di polvere di luce, mentre il resto dell’Italia centro-settentrionale sembra schiacciato dal ritorno selvaggio e vigoroso della belva. Ieri, tra l’altro, è stato il primo giorno di febbraio senza vittime nel Cosentino (perché nel Lazio, purtroppo, il coronavirus ha ucciso un professionista originario di Castrovillari. Il virus lo ha piegato a 49 anni). Il morbo non mostra più la collera stolta con cui si diffondeva da persona a persona tra novembre e dicembre, senza rispetto. Da giorni non colpisce più con l’avidità di prima e sembra mutare verso un’aggressività controllata, incapace d’infiltrarsi ancora nei paesi, nelle case, nelle famiglie. Un’impressione che passerà dalle verifiche degli effetti dell’allentamento delle misure di mitigazione con le riaperture di bar, ristoranti e il ritorno (sia pur parziale) degli studenti nelle aule delle scuole superiori.

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