Covid, Calabria: partita la caccia alla temuta variante inglese

Da giorni i report regionali sembrano vuoti e pigri. Dopo le fiammate d’ira è come se il virus, adesso, fosse un altro, meno aggressivo. C’è, però, una sensazione sconfortante che risale dalla prova analitica ed è quella di una realtà che appare minata da continui smottamenti che si registrano nella casella dei decessi. Nei primi otto giorni di febbraio sono stati registrate 29 vittime, più di tre al giorno. Febbraio con i 29 morti ha portato in dote anche 1.391 diagnosi, che in media fanno 174 nuovi casi giornalieri. Elementi che invitano alla prudenza e al rispetto delle misure di distanziamento. La matematica invita a non allentare l’attenzione. La caccia al virus mutante in Calabria non è ancora entrata nel vivo. Il Ministero, però, ha invitato la Regione a mappare due giorni consecutivi, il 4 e il 5 febbraio relativamente ai campioni diagnosticati (come prime diagnosi e non follow-up) come positivi in RT-PCR con la data di prelievo dei giorni 3 e 4 febbraio. Il timore che la variante inglese (o le altre due ugualmente pericolose con passaporto brasiliano e sudafricano), già isolata in Italia, possa raggiungere a breve anche la Calabria è fondato. Un virus molto infettivo richiede una copertura vaccinale maggiore (e quindi il tetto dell’immunità di comunità si aggiorna tra il 75 e l’80%) rispetto a un virus poco diffusivo, per il quale basterebbe raggiungere l’immunizzazione del 70% della popolazione. In Calabria sono state somministrate, finora, 60.300 dosi di vaccino (75,40%) sulle 79.900 disponibili.

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