‘Giornata della vita 2021’, monsignor Bertolone: “Dio non sceglie al nostro posto”

Catanzaro – Il messaggio dell’arcivescovo monsignor Bertolone per la giornata della vita che si terrà il 7 febbraio. “Sorelle e fratelli carissimi, carissimi presbiteri, diaconi, e persone di vita consacrata! ‘Cristocihaliberatiperchérestassimoliberi’: ‘Per la libertà Cristo ci liberò: state dunque saldi e non lasciatevi sottomettere di nuovo al giogo della schiavitù” (Gal 5,1). Il monito della Lettera ai cristiani della Galazia oggi diventa un’esortazione per noi, donne e uomini del 2021, alla vigilia della 43° Giornata nazionale per la vita, che secondo le disposizioni dal Consiglio permanente della CEI si celebrerà il 7 febbraio prossimo sul tema “Libertà e vita”. Per sostenere la riflessione e l’operatività delle nostre comunità, vi giungano perciò anche queste mie riflessioni, affinché l’inno alla vita vi risuoni e raggiunga ogni essere umano. Quando scemano le possibilità ed aumentano le privazioni, proprio come accade in questi tempi, allora possiamo apprezzare di più quello che prima avevamo e come eravamo. Un inno alla vita. Anche se i numeri dei morti e dei contagi aumentano eleviamo, l’inno alla vita contemplando il Crocifisso-Risorto: «Mors et vita duello/ conflixere mirando… La morte e la vita hanno ingaggiato un mirabile duello; il Re della vita, anche se passato per la morte, ora Regna vivo». Sì, Christus vivit, Cristo è il vivente: «Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita» (Francesco, Esortazione apostolica Christus vivit – 25.3.2019 –, n. 1). Quante privazioni abbiamo sofferto da più di un anno, cioè da quando compaiono i primi segni del coronavirus (novembre 2019). Quanti divieti e privazioni ci sono state imposte e stiamo ancora sopportando! Perfino nell’assemblea liturgica, presenze contingentate, omissione di gesti di pace, solo sguardi e sorrisi, non contatti… Libertà limitate, insomma. Nel contempo, però, quanta reciprocità abbiamo respirato, quanta vicinanza abbiamo sperimentato e, grazie anche e non solo alle strutture operative della Caritas, continueremo instancabilmente a sperimentare!

Che cos’è la libertà? Siamo degli esseri davvero liberi, carissimi? Ce lo chiediamo soprattutto quando ci sentiamo fragili e attaccabili da un esserino la cui struttura genetica è assai più semplice della nostra. Le teorie della libertà hanno opposto a lungo due posizioni: la teoria del determinismo, per cui tutte le decisioni umane sono necessariamente determinate, e quindi noi non possiamo agire diversamente da come agiamo, cioè non abbiamo mai delle vere e proprie possibilità alternative; la teoria del libero arbitrio, secondo la quale se ci fosse una sola via d’uscita e non molte alternative, noi possiamo comunque agire sempre diversamente, ovvero abbiamo sempre almeno una possibilità alternativa. Dio ci ha donato, carissimi, una volontà libera e noi dobbiamo usarla responsabilmente! Soltantoilviziosononèlibero. Noi crediamo, infatti, che la volontà umana non è mossa neppure da Dio. Dio non sceglie al nostro posto, bensì ci orienta al bene. Vi è sempre qualcosa di libero in noi, per cui non siamo mai obbligati a scegliere, ma è nella volontà che si situa la decisione in ultima istanza. È vizioso chi diventa incapace di agire diversamente da come sta agendo, perché ha seguito acriticamente le mode del così fan tutti; oppure ha contratto cattive abitudini, diventate nel tempo una seconda natura, che quasi gli toglie il libero arbitrio di cui Dio lo ha dotato. Una volta divenuti viziosi, infatti, non siamo più capaci di agire bene; ovvero raccogliamo gli effetti tristi di una prima decisione negativa, allorché ci siamo messi liberamente sulla china del vizio. La nostra ragione e il nostro desiderio possono, tuttavia, scegliere tra più alternative e dare corso a molteplici mondi possibili. Nessun essere razionale, neppure un angelo, sceglie il male per il male e se lo fa, se cioè sceglie di compiere un’azione malvagia, è perché la sua volontà non considera la regola retta dell’agire.

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