Lamezia: “Incontro al Solstizio d’Estate” al servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale

Lamezia Terme – Tempo di Covid. Di paure, ansie, incubi per tutti. Ma c’è chi, in questo clima ci vive da tanto. Sono malati “invisibili”. A loro è stato dedicato l’evento “Incontro al Solstizio d’Estate”. Una nota musicale con dentro cuore e sotto un elettrocardiogramma è stato il logo della manifestazione tenutosi martedì scorso al S.P.D.C. (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme. La locandina è stata disegnata da una ragazza ricoverata nei giorni scorsi in Reparto, che oggi, per fortuna, sta meglio. L’evento è stato organizzato U.O. SPDC Lamezia Terme della stessa Azienda Sanitaria Provinciale Catanzaro Dipartimento Salute Mentale. All’interno del “Giardino dei Pensieri Ritrovati”, inaugurato nel 2018, le sorelle Laura e Miriana Screnci, artiste catanzaresi, hanno allietato i presenti con le loro voci, attraverso l’esecuzione di brani tratti dal repertorio di musical e musica pop. Tra i pezzi proposti: “Can’t help falling in love” di Presley, “L’emozione non ha voce” di Celentano e New York, New York” della Minelli. Nel pubblico: dottori, infermieri, associazioni, pazienti, familiari. A raccontare la giornata, l’associazione Gedeone: “Un sole piacevole, un bel venticello, le rondini ad accompagnare il canto, ed anche la luna. Dai balconi di tutto l’ospedale si scorgevano alcune mani che battevano il tempo, quelle delle persone ricoverate in altri reparti che, anche da lontano, hanno potuto partecipare a questo momento di svago. Tra i pazienti c’era chi cantava a squarciagola ancor prima che il concerto iniziasse, chi filmava col cellulare, chi ha accennato qualche passo di danza. Qualcuno a un certo punto, da uno stanzino, ha urlato “basta”: ci ha ricordato dov’eravamo. Non è mai scontato ricevere in dono anche un solo istante di speranza e di vita quando ti trovi in fondo ad un pozzo che non riesci a risalire. Anche una breve emozione che il tuo corpo e la tua anima riescono a percepire nella disperazione più totale è linfa vitale, può aiutare. Anche semplicemente osservare un fiore in giardino trasformato, che finalmente non è più un triste luogo decorato da cemento e cicche di sigarette”.

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“Dal buio all’inverno fatto di paure e perdite umane vogliamo dare un segno di vita, nei giorni dell’anno di massima luce, che possa simboleggiare una ritrovata serenità e speranza”, si legge sull’invito all’evento. “Un momento di speranza rispetto anche ai momenti drammatici che abbiamo vissuto”, come ha sottolineato il Direttore Michele Gabriele Rossi riferendosi al Covid. “È stato lui – aggiungono – a voler proporre questa festa. Non è stato semplice, non lo è mai quando si tratta di esternare la malattia mentale alla società, lo è ancor di più in periodo di pandemia. A supervisionare sulle misure di prevenzione del contagio era presente il “covid management” dottor Bonacci, a tutti i partecipanti è stata misurata la temperatura corporea all’ingresso ed è anche stato servito un piccolo rinfresco di bibite e di dolci preparati, sporzionati in piatti e distribuiti singolarmente ai convenuti. Lo stesso Direttore Rossi è promotore di diverse attività mirate ad aprire al mondo i cancelli della Malattia Mentale”. L’ “Incontro al Solstizio d’Estate” è stato supportato dall'”Associazione Comunità di Volontariato S.S. Pietro e Paolo” che portando avanti il Progetto Gedeone svolge attività anche in psichiatria e provvede alla cura del Giardino, dal professor Claudio Fittante che ha curato la parte musicale, e dal “Progetto Itaca”. Ad intervenire sul palcoscenico, tra gli altri, il Direttore Sanitario dell’Ospedale, Dottore Gallucci, e l’assessore alla cultura del Comune di Lamezia Giorgia Gargano che ha ringraziato portando i saluti del Sindaco e manifestando apertura per qualsiasi nuova iniziativa. Si progetta di realizzare appuntamenti simili con una cadenza mensile. “Solo con la cultura possiamo superare lo stigma”, ha affermato il presidente dell’Associazione Comunità di Volontariato S.S. Pietro e Paolo, Antonio Mangiafave. “Questi incontri – concludono – oltre a portare benefici a chi ha disagio, possono condurre a una crescita della società. Farci ragionare in un modo diverso, contaminarci positivamente, distruggere alcuni schemi mentali e alcune rigidezze imposte dal sistema. Conoscere e assorbire alcune sfumature di un mondo che reputiamo strano e lontano, un mondo che, assieme ad elevate sofferenze, custodisce tratti di genuinità, di creatività, d’arte e di sfacciato amore per la vita. Fattori che potrebbero diventare la medicina per la nostra presunta “normalità””.