Lamezia, l’appello di uno studente di 14 anni: “Vogliamo tornare tra i banchi di scuola”

Lamezia Terme – Un giovane studente lametino lancia un messaggio al Premier Conte per chiedere di tornare tra i banchi di scuola. Antonio frequenta il primo anno del liceo classico. Un passaggio, quello dalla scuola media alle superiori, non certo semplice per lui e i suoi coetanei che, concluso in dad, dopo quasi un mese si sono ritrovati nuovamente a studiare tra le mura domestiche. Da qui la necessità di scrivere direttamente al Presidente del consiglio. Ecco la sua lettera: “Oggi, non mi limiterò a parlare soltanto da studente, ma anche e soprattutto da cittadino. Mi presento: Sono Antonio Conte, ho 14 anni e sono sempre stato affascinato dalla politica e dell’amore verso la mia Nazione e di conseguenza, verso la mia Regione, ed il mio paese. Oggi, ho deciso di rappresentare alcune considerazioni riguardo a questo momento critico che sta vedendo tutto il globo protagonista, ma nello specifico, mi sento toccato in quanto studente, poiché la didattica a distanza non permette di esprimere al meglio il diritto allo studio, ancora, non permette di costruire rapporti umani e di socializzare. Mi rivolgo a Lei, premier Conte con umiltà e gran senso di riconoscenza, ma anche con grande dispiacere e voglia di ritornare a scuola. Premetto che, non è facile. I problemi sono tanti, ma la storia ci insegna ad analizzare le situazioni e a non cadere nei medesimi errori. Non intendo fare il moralista, ma come ogni persona sento la necessità di esprimere la mia opinione. Son passati ben 8 mesi da quel maledetto 6 marzo 2020, all’epoca frequentavo la terza media. Ho concluso le scuole medie con dispiacere ma senza rimpianti. Ho finito l’anno scolastico in DAD, non ho sentito alcuna adrenalina scaturente dall’attesa di sostenere le prove scritte d’esame, e come tanti altri, non ho potuto festeggiare l’ultimo giorno di scuola con i miei compagni, quindi, non ho potuto rivedere quei ragazzi che per 3 anni mi hanno accompagnato tra risate, litigi, divergenze e coalizioni. Oggi frequento il Liceo Classico F. Fiorentino di Lamezia Terme e, nemmeno dopo 30 giorni, sono state sospese le attività didattiche in presenza a causa del COVID19. Qui non si tratta del caso di Antonio Conte, ma di milioni di studenti che versano nella medesima situazione. Nell’ultimo DPCM, del 4 novembre 2020, le Regioni italiane sono state divise in zone in base alla gravità e alla diffusione del virus. Vi sono state tante restrizioni e la mia Regione è stata collocata nella zona più grave. Il problema è di chi ha voglia di sedersi dietro i banchi di scuola e di sentirsi libero, poiché la cultura e il sapere sono le porte d’ingresso per l’avvenire. Mi chiedo se sia eticamente corretto che in una conferenza stampa si esponga un nuovo decreto, riguardante la zona rossa e rimangano aperte in presenza soltanto le prime medie. Perché ai ragazzi che frequentano il primo anno di scuola superiore, questo non è stato consentito? Per quanto mi riguarda siamo la classe che a livello didattico e sociale ha sofferto di più, e continuerà a soffrire se non si provvederà a colmare il senso di vuoto che attanaglia la mia generazione. ‘Le prime medie son rimaste aperte perché i ragazzi devono socializzare e conoscere i professori’ questo ha omesso di dire il premier Conte. E chi pensa a noialtri? Quando mi iscrissi alla scuola media, nella mia classe conoscevo tutti, così non è stato, ed aggiungerei per ovvi motivi, al liceo. Come mai io e i miei coetanei non abbiamo il diritto di ambientarci? Signor Presidente pensa che sia facile studiare latino e greco in DAD? Lei dovrebbe saperlo meglio di noi, poiché ha studiato al liceo classico. Ma umilmente le chiedo: tutti i ragazzi che frequentano il primo superiore, possono tornare dietro ai banchi di scuola? Voglio comunque ribadire che nelle scuole sono state adottate tutte le misure necessarie. Sarebbe possibile studiare in sicurezza. C’è da dire che, però, la stessa sicurezza non vi è nei mezzi pubblici. Non abito in una città metropolitana ma è giusto che i problemi vengono affrontati in modo pragmatico. Concludo il concetto esprimendo in una maniera del tutto concreta e riflessiva, che noi, siamo stati la classe didattica più colpita a livello culturale, etico e sociale”.

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