Lamezia, sciopero degli studenti dell’Einaudi: “A scuola ma in sicurezza”

Lamezia Terme – “No ai doppi turni, penalizzano pendolari”. È il grido di protesta degli studenti dell’istituto “L. Einaudi” di Lamezia che, questa mattina, hanno deciso di non entrare in classe. Una protesta, la loro, frutto di un confronto soprattutto con gli studenti pendolari che, ogni giorno, si recano in città con i mezzi pubblici. I rappresentanti di Istituto e Consulta e tutti gli studenti si sono riuniti per discutere le modalità relative al piano scolastico di rientro per l’attuazione delle attività didattiche in presenza rispettando tutte le norme di sicurezza. Un rientro “atteso e voluto” ma che non è stato all’altezza delle aspettative degli alunni lametini. Il nodo da sciogliere è quello della doppia turnazione. “Molti ragazzi, fanno notare, volendo frequentare in presenza, sono costretti ad arrivare a Lamezia Terme alle 7:40, entrare a scuola alle 10, uscire alle 16 e prendere i mezzi alle 18. A tutto ciò si aggiunge la mancanza di tempo ed energie per dedicarci allo studio”. I soli rappresentanti d’istituto si sono ritrovati all’orario di entrata davanti scuola per spiegare le loro preoccupazioni: “Non ci sta bene l’organizzazione dei trasporti che non si incastrano con gli orari scolastici”. Molti studenti, quindi, si ritrovano ad aspettare ore e ore l’orario di partenza dei pullman. “Per ora la scelta giusta è ancora la didattica a distanza” dicono. I rappresentanti degli istituti si sono ritrovati davanti l’istituto: “Non abbiamo ancora motivazioni valide per tornare in presenza, i pullman non sono agibili, sono ancora troppo pieni e si crea una sorta di assembramento. Alcuni devono aspettare due ore prima e due dopo l’uscita di scuola. È un orario inadeguato per noi studenti”. “Siamo davanti i nostri cancelli a farci sentire”, dice un altro rappresentante: “Siamo giovani studenti che vogliono studiare ma anche avere la possibilità di scelta per tutelare la nostra salute e quella dei nostri cari. Inviteremo il prefetto a cambiare queste sorte di linea guida per adeguarle ai nostri bisogni”. La problematica maggiore, quella dell’attesa: “noi ragazzi in queste due ore non sappiamo dove andare e cosa fare in giro per la città. 10 minuti posiamo passarli in un bar ma le restanti ore? Non sappiamo dove andare”. “Uno spreco di tempo ma anche di energia” sottolinea un altro studente. “Ci hanno rubato il futuro”, conclude una rappresentante d’istituto nel chiedere “semplicemente di essere ascoltati. Andare a scuola è un nostro diritto e dovere ma vogliamo farlo in sicurezza, con i trasporti in regola”. “Dove sono i fatti? Scuola e trasporti sicuri” si legge in un cartello affisso ai cancelli dell’Einaudi.

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