Lamezia, sindacati su casi positività al Covid: “Tutelare salute dipendenti del comune”

​Lamezia Terme – “In questi giorni sale la preoccupazione per la situazione pandemica che sta peggiorando a livello nazionale e in particolare su determinati territori”. È quanto scrivono in una lettera indirizzata al Comune, all’Asp, SPISAL e all’Inail, Giuseppe Chirumbolo (CISL FP), Bruno Ruberto (UIL FPL), Ugo Michele Caruso (DICCAP) e Mario Mazzei (RSU). I sindacati, nell’ambito del Comune di Lamezia, “registrano quotidiane sollecitazioni dei dipendenti dell’Ente a seguito dei casi di positività al Covid-19 registrati tra dei lavoratori esterni che operano quotidianamente all’interno della struttura organizzativa, oltre ad altri assidui frequentatori dell’Ente. Più volte le OO.SS. Territoriali e la RSU Aziendale hanno sollecitato e denunciato i ritardi nelle procedure, essendo disponibili ad attivare il protocollo specifico (COVID) al fine di integrare e/o modificare il Documento Valutazione Rischi per come, tra l’altro, obbligatorio per legge e per come attuato nella stragrande maggioranza degli Enti Calabresi. ​Pur considerando l’estrema difficoltà organizzativa e gli sforzi del personale sanitario locale, al Comune di Lamezia Terme appare evidente il clima di smarrimento e di preoccupante incertezza, che alimenta giustamente i timori e le angosce tra tutti i dipendenti, con devastanti diffidenze e alterazione degli equilibri psicologici, come ad esempio i servizi infungibili come quelli della Polizia Locale”. I sindacati ritengono, pertanto “doveroso segnalare e denunciare che allo stato non esiste una formale preclusione all’accesso alla sede municipale a chi abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19, tantomeno risultano misure di prevenzione e contenimento del contagio per i dipendenti che sono stati a contatto con i lavoratori esterni, operanti all’interno dell’Ente, risultati positivi al Covid-19. ​Inoltre, nel contesto dell’emergenza connessa alla sorveglianza sanitaria sui lavoratori e a seguito dei predetti casi Covid-19, non risulta che il medico competente abbia valutato la maggiore esposizione al rischio e la ricostruzione degli eventuali contatti stretti con i dipendenti dell’Ente, prescrivendo le opportune visite straordinarie. Il Sindaco del Comune di Lamezia Terme, certamente è venuto a conoscenza dello stato di positività al Covid-19 accertato dalle autorità sanitarie a seguito dell’effettuazione di un tampone oro/nasofaringeo dei lavoratori esterni che operano all’interno della struttura organizzativa dell’Ente”. E, e pertanto, i sindacati chiedono se “è stato coinvolto il medico competente per la ricostruzione degli eventuali contatti stretti con altre persone nel contesto lavorativo (cfr. par. 11 del Protocollo del 24 aprile 2020)? Sono stati effettuati i tampone oro/nasofaringeo per tutti i dipendenti a contatto con i predetti contagiati? ​A seguito del primo caso di positività al Covid-19 del lavoratore esterno che ha operato all’interno della struttura organizzativa, risulta che determinati dipendenti sono stati sottoposti al tampone oro/nasofaringeo, nonostante il lavoratore sia stato a contatto in più strutture dell’Ente. ​Sulla scorta di quale valutazione e ricostruzione dei contatti sono stati prescritti i tamponi oro/nasofaringeo? ​Quali sono le tempestive attivazioni delle misure di profilassi a seguito dei contagi da Covid-19 dei lavoratori esterni operanti all’interno delle strutture organizzative dell’Ente?”. ​Tutto questo, se confermato, per i sindacati va ad alimentare “la già precaria situazione organizzativa e soprattutto espongono gravemente a rischio la salute dei dipendenti e dei propri familiari, essendo alto il pericolo di contagio dei positivi al Covid-19 asintomatici, in considerazione che a tutt’oggi non risultano provvedimenti che disciplinano la tutela dei c.d. dipendenti fragili. Crediamo che non basta il cinico calcolo algoritmico o il modello matematico per arginare la diffusione del virus, ma un datore di lavoro che tuteli la salute dei propri dipendenti e garantisca capillarmente la sorveglianza sanitaria”.

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