Lettera di un ragazzo calabrese a Gino Strada: “Ci scusi per gli attacchi”

Lamezia Terme – Un giovane ragazzo calabrese scrive a Gino Strada affidandando ad una lettera aperta le sue preoccupazioni e le sue speranze. Il nome del fondatore di Emergency è stato al centro dell’ultima settimana delle attenzioni del Governo come possibile membro della struttura commissariale per guidare la sanità calabrese, suscitando non poche polemiche ma anche manifestazioni di apprezzamento. “Caro Dottor Strada, mi rincresce leggere le sgradevoli uscite dei politici calabresi circa un Suo arrivo in Regione, si legge nella premessa, al fine di aiutarci a risollevare le sorti di una sanità “da terzo mondo” che purtroppo in Calabria abbiamo. Mi addolora ascoltare il Presidente facente funzione della Regione definirla “medico missionario africano”, mi addolora vedere come il merito e le qualità morali che La pervadono e che Le hanno permesso di fare tanto bene in vita Sua, vengano quasi bistrattate e rinnegate. Mi addolora leggere le sgradevoli uscite di attivisti leghisti che temono addirittura problemi di ordine pubblico in caso di una Sua nomina. Problemi di ordine pubblico che semmai potrebbero esserci laddove la nostra sanità continuasse a funzionare male, e non piuttosto rinforzando il sistema sanitario con una eccellenza come Lei. Mi domando cosa si teme. Mi domando perché si osteggia la Sua figura. Mi domando perché Lei possa risultare scomodo. Mi domando con che coraggio si voglia ridare la sanità ai dirigenti calabresi, quando sono gli stessi dirigenti calabresi che negli anni l’hanno distrutta, tanto da renderne necessario un commissariamento (che è vero, non è stato molto produttivo, ma questa rimane la direzione giusta da intraprendere nuovamente con forza)”. “Caro Dott. Strada, continua ancora il ragazzo, mi scuso per le offese che la Sua persona ha ricevuto, mi scuso anche se io di questo sistema sono solo una vittima, un ragazzo calabrese che ogni giorno si scontra con una sanità non degna di un paese altamente industrializzato come l’Italia. Mi scuso con Lei perché se è vero che in Calabria ci sono tantissime persone oneste, che giornalmente devono migrare dalla propria Regione per raggiungere sistemi sanitari qualitativamente migliori dove i LEA sono garantiti – il cosiddetto turismo sanitario che noi calabresi purtroppo siamo costretti a praticare –, è anche vero che in Calabria siamo malati di cancro, un cancro che di nome fa ‘ndrangheta e che nella sanità calabrese fa affari milionari (vedasi a titolo esemplificativo l’Asp di Reggio sciolta per infiltrazioni della criminalità organizzata). Mi scuso con Lei perché anche se giovane mi sento responsabile di un sistema che non funziona, e dei cui danni di certo non ci accorgiamo solo oggi, ma oggi semmai se ne accorge più lucidamente il resto d’Italia. Mi scuso con Lei se il lavoro che dovrà fare sarà tremendamente difficile, se verrà osteggiato, minacciato, rinnegato. Mi scuso per tutto ciò che di negativo è avvenuto e potrà avvenire, ma Le chiedo con profondo rispetto e stima di venire in Calabria ad aiutarci, nonostante tutto. C’è da risanare forse l’insanabile, e non perché le cose non possano cambiare, ma perché in tanti auspicano che le cose non debbano cambiare (vedasi gli affari milionari sopra menzionati). Ma dobbiamo provarci. Deve provarci. Non solo Lei, ma tutti insieme. Lei insieme agli onesti cittadini calabresi, che in Calabria ci sono e sono la maggior parte.Da medico sa che il cancro oggi è possibile sconfiggerlo, anche se il percorso che porta alla guarigione è duro e costellato di ostacoli, ma guarire è possibile. E così, insieme, possiamo eradicare il cancro ‘ndranghetista dalla sanità calabrese, restituendo agli incorrotti cittadini un servizio sanitario scevro da interessi personalistici e veramente al servizio del popolo, che paga per il suo corretto funzionamento e non per finanziare le consorterie mafiose che in un sistema senza controllo sguazzano, gozzovigliano e si arricchiscono. La attendo, la attendiamo con speranza, l’unica a cui in questi anni ci è stato consentito di aggrapparci, dato che finora tutto ciò che potevano portarci via, ce lo hanno portato via. Fabio Antonio Cerra, un onesto ragazzo calabrese”.

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